Scienze della Comunicazione – Dopo 20 anni i giornalisti scendono al 13%, ma…

studenti_giornalismoAl momento dell’iscrizione sono il 13% gli studenti che dichiarano di orientarsi verso il mestiere giornalistico, sia per l’evidente difficoltà di trasformare quella del giornalista in una professione sia perchè, ormai, questo è solo uno degli sbocchi possibili e neanche uno dei più battuti.

Nel saggio “Il progetto comunicazione alla sfida del mercato. Itinerari e prospettive dei laureati nel sud Europa”, di Mario Morcellini, Franca Faccioli, Barbara Mazza, si fotografa la situazione e si elencano anche, almeno nella prima parte, tutta quella serie di invettive contro il corso, per alcuni senza un apparente utilità.

Nei dieci capitoli del libro gli autori spiegano la storia del corso di laurea, studiato da un’apposita commissione di cui facevano parte (tra gli altri) due giornalisti dell’Ordine e realizzato in risposta al mercato che richiedeva “elevate qualificazioni e competenze specializzate acquisite mediante corsi di studio lunghi e orientati allo scopo”.

Dopo il Boom di iscrizioni dal 1992 al 2001 ecco arrivare i primi rimbrotti da parte di chi non era riuscito a inserirsi nel mondo del lavoro, e invece, stando al libro, sembra che “a discapito di quanti definiscono Scienze della Comunicazione una fabbrica di illusioni, il primo impatto sul mercato ha garantito ai primi laureati la quasi piena occupabilità” con l’80% dei neo-dottori che trovano un impiego entro 12 – 18 mesi dalla laurea.

Nel saggio anche i dati precedenti allo studio, con Almalaurea 2011 che ci consegnava il 52,6% dei laureati a lavoro dopo un dal conseguimento del titolo, con la quota all’84,2% dopo cinque anni. Nel 2012, poi, sono stati tanti i contratti a tempo indeterminato, con stipendi medi intorno ai 1.300 euro.

Certo, ci saranno meno giornalisti in giro, ma il profilo multidisciplinare e la capacità di adattamento dei laureati in SciDeCom hanno portato alla formazione di figure che, se abbinate a naturale passione per un campo specifico (Digital, Pubblicitario, Giornalistico, Creativo…) e una certa intraprendenza possono farsi valere e dare un apporto utile alla Comunicazione italiana. Altro che “scienze delle merendine”.

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