L’uomo che vide l’infinito al Cinema – Recensione

uomovideinfinito_02Un giovane matematico indiano dalla storia incredibile. “L’uomo che vide l’infinito” parla di lui, di quel genio – è il caso di dirlo – che nei primi del Novecento portò avanti fondamentali scoperte matematiche: Srinivasa Ramanujan. La sua vita fu straordinaria prima di tutto perché straordinaria era la sua  conoscenza della matematica, appresa da autodidatta in un piccolo villaggio dell’India del sud, di cui era originario. Una volta sposato e dopo aver trovato un impiego come contabile, Ramanujan  decise di scrivere una lettera al Trinity College, inviando esempi di alcuni suoi teoremi. Lo notò G.H. Hardy e lo chiamò a lavorare insieme a lui a Cambridge. La sconfinata passione e le sue grandi intuizioni lo spinsero a lasciare l’India, pur non volendo abbandonare la madre e la moglie.

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Ramanujan lavorò per cinque anni a stretto contatto con Hardy, da parte sua vistosamente affascinato dalla doti del ragazzo, ma deciso nel pretendere dimostrazioni scritte per ogni nuova scoperta. Tra i due nacque stima e poi amicizia, tanto che Hardy definì il suo rapporto con Ramanujan come “la cosa più romantica della mia vita”. Purtroppo, il brillante matematico indiano si ammalò gravemente e per questo, nonostante fosse riuscito a diventare anche Fellow della Royale Society e del Trinity College di Cambridge, non poté continuare la sua opera più a lungo. I suoi quaderni, però, sono stati fonte d’ispirazione per tantissimi colleghi anche di decenni successivi e oggi stesso le sue formule sono la base per elaborare la teoria delle stringhe, dei buchi neri e della gravità quantistica.

Una storia già di per sé così potente è arricchita dalla grande interpretazione Dev Patel, nei panni del protagonista, conosciuto in tutto il mondo per “The Millionaire”. Hanno recitato con lui Jeremy Irons (Hardy) e la bellissima Devika Bhise (che impersona la moglie di Ramanujan). Il film è tratto dal romanzo di Robert Kaningel “L’uomo che vide l’infinito” (Ed. Rizzoli), che ha dato al regista Matthew Brown il punto di partenza per questa pellicola. Secondo Kaningel, più che un film su due matematici è un film sul legame potente tra due uomini e di come questo abbia dato forma alle loro vite. “Chiunque abbia sperimentato un’amicizia intensa o abbia sentito la vicinanza e poi la separazione da qualcuno, può capire questa storia” ha dichiarato lo scrittore.

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Dopo aver letto quasi per caso il libro di Kaningel (lo aveva intravisto di sfuggita a casa della zia), Brown ha deciso che avrebbe voluto fare un film sulla storia di Ramanujan e ha portato avanti questo progetto credendoci fin dall’inizio. “Interpretare Ramanujan per me è stato naturale. Conoscevo il suo background, ma mi sono lasciato trasportare dal copione”, ha affermato Dev Patel. Jeremy Irons che interpreta il matematico Hardy, ha raccontato invece di essere stato attratto dal fatto “di non sapere nulla né della storia, né dell’uomo” e di aver trovato la logica del tutto “davvero affascinante”.

“L’uomo che vide l’infinito”, al cinema dal 9 giugno, è un prodotto incredibile perché commuove, emoziona, interessa. Forse anche perché c’è del mistero in storie geniali come quelle di Ramanujan e anche nella matematica stessa. Il fascino di tutto questo viene esplicitato molto bene in una scena de film. Un quaderno pieno di numeri e calcoli matematici è aperto sul tavolo e sulle pagine bianche si intravedono scritte lunghe e complesse.

“Che cos’è? Non capisco” dice la moglie a Ramanujan.

“È come un dipinto, solo che devi immaginare colori che non vedi”.

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