Addio a #DarioFo, il folle e geniale portatore di Cultura

dariofo_00Pittore, poeta, letterato, attore, regista, drammaturgo, baluardo della Cultura, il defensor fidei di un intellettualità pura ed autentica. Un istrione che ha fatto amare a tutti l’arte, la letteratura, il teatro e la poesia, un incantatore di folle che al posto del flauto utilizzava la parola, quella che arricchiva, sempre e comunque. Questo e molto altro era Dario Fo.

Oggi è morto, ma non avrebbe voluto che con lui morissero i messaggi che ha mandato nel corso della sua vita: la cultura è vita, la cultura è amore, la cultura è passione ed è coscienza, anche politica. Aveva compiuto 90 anni il 24 Aprile di quest’anno e come al solito aveva voluto condividere questo evento con il suo pubblico, con l’Italia intera e con i suoi colleghi che hanno sempre apprezzato e riconosciuto il suo valore.
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La sua ironia sempre vivace e briosa, la sua energia e la sua voglia di lottare per ciò che riteneva giusto non passerà. Lui e Franca Rame hanno dato un esempio che tutti dovremmo seguire e no, non sono parole di retorica spicciola o di semplice adulazione: loro hanno compiuto azioni, concrete e sincere per difendere la verità. Sin dal dopoguerra, passando per gli Anni di Piombo per arrivare ai giorni nostri, Dario Fo ci ha sempre voluto dire che la cultura è l’arma principale per combattere gli abusi di potere, ricordiamo i suoi numerosi spettacoli a tema politico. La politica è la vita della polis, quindi quella della collettività che può essere espressa in mille forme e lui ne ha sperimentate molte. Ha usato l’arma dell’ironia e del sapere, quello profondo e consapevole, non il didascalismo sterile, voleva che le persone pensassero, riflettessero, voleva alimentare con il pane dell’arte le menti del popolo.

E ci è riuscito. Sui social oggi si leggono tanti commenti di persone che sentono la scomparsa di Dario Fo come quella di un proprio caro, così come fu per Umberto Eco proprio qualche mese fa. Ricordare il suo Premio Nobel per la Letteratura nel 1997 è riduttivo nella misura in cui lo si relega solo all’onoreficenza, ma la motivazione è quanto di più importante: “Perché, seguendo la tradizione dei giullari medievali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi”.

Le sue numerose lauree honoris causa ricevute da la Sorbona di Parigi, dal La Sapienza di Roma e dall’Università di Wolverhampton non sono altro che pubblici riconoscimenti per aver arricchito l’umanità con le sue opere, il suo pensiero e la sua arte, che parlano da sole, senza bisogno di spiegazione alcuna.

Scrivo questo articolo non tanto per celebrare la grandezza di un uomo che è evidente e scontata, ma con la presunzione che qualcuno delle nuove generazioni lo legga e si innamori di quest’uomo, che sia curioso di scoprirlo e di conoscerlo un po’ più a fondo. Scrivo perché chi legge possa provare passione per quello che lui ha fatto e che lo prenda a modello per poter portare avanti, anche con semplicità il suo messaggio.
Ciao Dario, sei uno dei papà della nostra cultura, uno che con amore e alle volte con severità ci ricorda cosa vuol dire essere liberi ed avere una coscienza e per questo le tue parole resteranno scolpite anche , e forse soprattutto, nelle anime dei tuoi oppositori. Tu che con il garbo dell’Arte hai sempre cercato di difendere il libero pensiero.

Articolo scritto da: Laura Laportella

Laura Laportella

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